DiStefano Family Document- Santa Ninfa, Italy

Having problems with the Italian language? Do you need help to translate or understand an old family document? There is always someone who can help you!
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scraig32
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DiStefano Family Document- Santa Ninfa, Italy

Post by scraig32 »

I am not sure about how to go about asking for this translation. If it is too large, please let me know. I am able to read bits and pieces of the selected paragraphs and have put what I know below. I know for a fact that this document refers to my family and I believe the paragraphs I am asking assistance with are very important ones in developing the story of my family as well as continuing my research. Thank you in advance for any assistance you may provide.

Specifically I am looking at the last two paragraphs of page 448 and the first few of page 449

http://www.edizionidanaus.com/pdf/nuovi ... Riggio.pdf

This is what I was able to figure out on my own.

"Our story begins in 1839, when on Saturday April 27th, according to the testimony of the Prince of Castelforte and the Duchess Massa, there was the wedding of Don Mariano De Stefani Falco, son of cav. Giuseppe (? what does this mean?) and Donna Ippolita Perez e Napolitano ( what does Napolitano refer to?)

The next paragraph I think says that Don Mariano was a descendent of a rich family... something about the 1300. He was a secondary figure to Ippolita with her richness and intelligence and vast culture. Ippolita was the daughter of a direct descendent of the Prince of Castelforte (Sardenia?)

Between 1841 and 1844 three sons were born, Antonio, Michele and Carlos.

I need help with the paragraph on page 449 that starts with "Intorno agile anti '50...." My question is- What happened in 1850? Did the family move to the castle in Santa Ninfa? Does that mean that they were living somewhere else before then? In Sardenia? I feel that this is an important paragraph. Any help is GREATLY appreciated.

I think it goes on to say that Ippolita has 4 more sons in rapid succession. And then she does something important with the Italian flag but I can't tell what it says?

I am so very excited about finding this document because it matches with my family's story of our family. I was told that our ancestors were Don Francesco DiStefano who married a Hippolita Perez. I was told that Don Franseco was the dependent of wealthy land owners and to keep The Castle he had to marry a rich woman from Spain. That they had several sons, one of which went on to become one of the premiere entomology researchers. I can't help but think that this document proves that this is my family. The only differece is that the document above has Hippolita Perez married to Don Mariano DiStefano. And that she was from Spain. I am sure that this is the same as our Francesco DiStefano- I bet the names got confused in the retelling of the story over the years. Does anyone have any thoughts on this?..... Hippolita Perez is a pretty uncommon name in Santa Ninfa from what I can tell. It seems that it would be very rare for there to be two Hippolita Perez- one married to a Francesco and one married to a Mariano.

Thank you thank you!
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mmogno
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Re: DiStefano Family Document- Santa Ninfa, Italy

Post by mmogno »

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Atti del Convegno I Naturalisti e la Cultura Scientibbca Siciliana nell'800
Palermo, 5 - 7 dicembre 1984

S. RIGGIO (*)

I DE STEFANI (O DI STEFANO)
UNA FAMIGLIA DI NATURALISTI
DELLA SECONDA META DELL'OTTOCENTO

Nell'iniziare il mio discorso sui De Stefani sento anzitutto il bisogno di ringraziare gli organizzatori del Convegno che - affidandomi l'incarico di questa ricerca - mi hanno consentito la rivisitazione in chiave critica di un mondo culturale e di un ramo della mia ascendenza materna cui mi sento legato da eredità di interessi più che da continuità biologica, ma che non avevo mai avuto occasione di approfondire.
Ripercorrere la vita di Teodosio, Giovanni e Carlo De Stefani, che conoscevo soltanto attraverso i racconti di famiglia, è stato per me un intenso piacere sia per l'arricchimento culturale che mi ha procurato, sia perché mi ha fornito la possibilità di giudicare a mente serena il reale valore di questi mitici ascendenti che le generazioni successive hanno immeritatamente ricoperto d'oblio, insieme a tanti altri devoti servitori della cultura naturalistica isolana.
Nel contesto dei naturalisti fra i due secoli, i fratelli De Stefani o Di Stefano (1) meritano un discorso particolare. Anzitutto perché

(*) Istituto di Zoologia - Universit~ di Palermo.
(1) Nelia famiglia compaiono le due forme De Stefani e Di Stefano, che vengono da alcuni usate indifferentemente mentre altri adottano stabilmente l'una o 1'altra.
L'esistenza delle due versioni dello stesso cognome è determinata da una diversa trascrizione anagrafica o semplicemente da una scelta intellettuale o ideologica. La forma originaria è presumibilmente Di Stefano, ma già all'inizio dell'800 è ufficializzata la versione toscaneggiante De Stefani, cui i discendenti maschi fanno seguire il cognome materno per differenziare i rami ereditari.

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sono più di uno, e pertanto sono testimonianza di un attaccamento non occasionale agli studi naturalistici, che diventa una caratteristica di famiglia; ma a differenza di altre illustri dinastie di scienziati, quali ad es. i Gemmellaro, i Cipolla, o gli Oddo, i De Stefani non mostrano una continuità nello stesso ramo scientifico, ma sono al contrario eclettici, comparendo contemporaneamente come cultori di discipline diverse ma di statura scientifica equivalente.
La continuità invece caratterizza nei De Stefani l'amore per la ricerca che riaffiora praticamente ad ogni generazione con più di un rappresentante. E ciò che va sottolineato in tale prepotente germogliare di ricercatori, è il fatto che i De Stefani non sono mai diventati una dinastia universitaria, non hanno accumulato potere, ma al contrario hanno gemmato studiosi anche in condizioni di estrema difficoltà come in questo secolo fu per Guido rimasto orfano in tenera età, o per
Teodosio junior, spentosi pochi anni or sono, alla conclusione di una esistenza travagliatissima.
Nei termini di una predisposizione ereditaria, sembrerebbe di poter rintracciare nella famiglia l'esistenza di un gene pleiotropico per la ricerca naturalistica, che si trasmise nelle generazioni manifestandosi in condizioni esistenziali difficili, come furono appunto quelle di molti discendenti.
L'amore del nuovo, la curiosità per il mondo circostante, l'ansia di conoscere il perché delle cose dopo avere fedelmente ricostruito il come, sono comunque una delle caratteristiche caratteriali dei De Stefani, sia di quelli che hanno lasciato un'impronta duratura nella vita pubblica, sia di quelli che hanno fatto da supporto a questi ultimi.
La storia della famiglia rappresenta efficacemente una pagina di storia Siciliana e ad essa va fatto un necessario riferimento nello inquadrare la nascita e la crescita degli interessi naturalistici.
Possiamo porre l'inizio della nostra storia al 1839, quando il giorno di sabato 27 aprile - testimoni il principe di Castelforte e la duchessa Massa - si unirono in matrimonio don Mariano De Stefani Falco, figlio del cav. Giuseppe, con donna Ippolita Perez e Napolitano.
II primo era discendente di una ricca famiglia di possidenti di cui si rintracciano notizie certe a partire dal 1300, ma ai nostri fini don Mariano diventa una figura secondaria soverchiato dalla prepotente personalità di donna Ippolita, donna di eccezionale bellezza e di vivacissima intelligenza, oltre che di vasta cultura. Donna Ippolita era fi-

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glia di una discendente diretta del principe di Castelforte, di cui aveva ereditato le immense ricchezze senza peraltro ereditarne i titoli nobiliari, fatto quest'ultimo che pare abbia pesato non poco sul suo comportamento e sull'avvenire dei figli.
Dal 1841 al 1844 nascono tre figli, Antonino, Michele e Carlo; quest'ultimo inizierà il mestiere di geologo per dedicarsi quindi definitivamente all'ingegneria civile.
Intorno agli anni '50 la famiglia si trasferisce nel castello di Santa Ninfa. I posteri diranno che Ippolita sia stata definitivamente reclusa nel maniero dal marito geloso e desideroso di sottrarla all'eccessiva mondanità della vita palermitana e napoletana cui la irrequieta consorte partecipava senza risparmi di energie e di risorse, contribuendo pericolosamente a dilapidare il patrimonio familiare, del quale in effetti di lì a pochi decenni non sarebbe rimasto neanche il ricordo.
Neli'esilio di Santa Ninfa donna Ippolita trovò il tempo di dare alia luce altri quattro figli maschi (ed altri che non sopravvissero), in successione abbastanza rapida. Nelle pause di libertà fra le gravidanze e le cure dell'educazione dei figli e verosimilmente anche per sfuggire al tedio della reclusione, coltivò intensamente gli studi umanistici e si
dedicò con passione alla causa dell'unità d'ltalia. Daile sue maul fu intessuta la prima bandiera tricolore della Sicilia offerta personalmente a Garibaldi e che sventold nella battaglia di Salemi; gli ideali irredentisti tuttavia non le impedirono di salvare la vita ad un giovane ufficiale borbonico, il marchese D'Afflitto, dalle rappresaglie popolari
nei giorni della presa di Palermo. Questi sarebbe diventato il suocero di Teodosio.
E' verosimile che il fervore di passioni garibaldine abbia preso corpo dalla caratterizzazione sempre più decisamente laica e libertaria della ideologia familiare che sarebbe sfociata apertamente nel socialismo.
I1 primogenito Nino, incolpato dai Borbonici di un delitto non commesso, ancor meno che ventenne, andò fuggiasco in Grecia dove finì i suoi giorni.
Don Mariano morì a soll 59 anni la notte di Natale del 1871 a Santa Ninfa e significativamente << , ..tuttoché egli non era membro della Società Operaia costituitasi questo stesso anno, pure era talmente amato nel paese, che detta società tutta in corpo volle accompagnare

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il feretro fino alla tomba, e fu il primo accompagnamento della Società,. >> (2).
In questo clima dunque maturò I'educazione dei sette fratelli. Due di questi, appunto Teodosio e Giovanni, si dedicarono agli studi naturalistici, mentre Carlo, che forse li aveva preceduti, inizi6 da malacologo le ricerche paleontologiche, ma le abbandonò per divenire ingegnere capo del Comune di Palermo all'epoca del Rutelli e del Basile.
In tale funzione egli progettò la strada nuova su Monte Pellegrino per il santuario di Santa Rosalia e la sistemazione del cimitero dei Rotoli. II La Duca (1978) lo ricorda come scopritore della pietra di Federico II, oggi definitivamente scomparsa.
La passione per la malacologia è riaffiorata a tre generazioni di distanza nell'ultimo discendente, Riccardo Giannuzzi Savelli, segretario della sezione Siciliana dell'Unione Malacologica Italiana.
Teodosio fu indubbiamente la personalità più affascinante. Piccolo di statura e decisamente brutto rispetto agli altri fratelli di habitus normanno, fu peròil naturalista più convinto, ed alla passione per la ricerca unì una verve ed una bonomia che ne fecero fonte di infiniti aneddoti. Comp1 gli studi primari presso il Collegio di San Rocco, prestò quindi servizio militate volontario fino aI 1873 ed al termine completò gli studi.
Nel 1874 sposò Luisa d'Afflitto, napoletana, dei marchesi di Villalba e Sorrentino, figlia dell'Ufficiale dei Borboni che era stato salvato da donna Ippolita 14 anni prima. Dal matrimonio nacquero due ftgli, Mario e Luigi, ed una figlia che mor1 quindicenne e che il padre invocava a lungo negli ultimi anni.
Divenne in una data imprecisata professore di Entomologia dell'Università di Palermo e nel 1889 fu nominato delegato di Fitopatologia per la Sicilia.
Difficile precisare iI numero di accademie scientifiche e di associazioni entomologiche delle quali fu membro. A Palermo fece parte della Società di Scienze Naturali ed Economiche, che per anni raccolse i migliori ingegni cittadini, e fu socio infaticabile dell'Associazione Naturalistica editrice de << II Naturalista Siciliano >>.

(2) Nota dal Libro di Famiglia.

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Emilio Lussu: “Che ne sarebbe della civiltà del mondo, se l’ingiusta violenza si potesse sempre imporre senza resistenza?”
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Re: DiStefano Family Document- Santa Ninfa, Italy

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